Ravello e il Re di Maggio

Sono appena iniziate le varie ricorrenze e i cerimoniali che ci accompagneranno, da qui al 2018, alle varie celebrazioni in ricordo dei valorosi caduti e dei fatti concernenti al Prima Guerra Mondiale.

Una Guerra, quella, la Grande Guerra che non toccò il sud del belpaese, o meglio ebbe poco a che fare con il Tirreno e la Campania, dal momento che nell’Adriatico e nel Mediterraneo tutto, sino alla Turchia, si combatté ed eccome.

Ben diversamente le cose andarono con il secondo conflitto mondiale, che vide la bellissima Ravello assurgere all’austero ruolo di Buen Retiro del Re.

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Dopo la precipitosa fuga da Roma, Vittorio Emanuele III e la regina Elena lasciarono gran parte dei poteri, quelli rimasti, al figlio Umberto, al Generale Badoglio, ad alcuni ministri e aiutanti di campo prima a Brindisi e poi a Salerno.

Il Re Vittorio Emanuele III e la Regina Elena arrivarono nella bellissima Ravello il 14 Febbraio del 1944. Una cornice incantevole, per una coppia da Mille e una Notte, nel giorno degli innamorati.

Sarebbe stato davvero una favola, non fosse stato per i tempi, che erano duri e cupi.
E di favoloso rimase, alla Real Coppia, solo il contemplare e visitare la bellissima Ravello, quel suo affacciarsi sullo specchio blu del Mediterraneo, sovrastando e in parte oscurando le pur bellissime Minori e Maiori. 

I racconti delle persone, parlano dei regnanti letteralmente affascinanti dal paesaggio e dal colpo d’occhio che offriva Ravello (e possiamo dar loro torto?), del Re che amava pescare in quel mare e della Regina che non mancava di dare una mano soprattutto in ambito religioso, visitando Chiese e conventi, dando una mano come poteva, non mancando mai di mettersi a suonare, una sua grande passione. Per i Reali fu allestita anche una bella rappresentazione pasquale.

Anche le persone del luogo accolsero bene i Reali, tributando loro il giusto rispetto. Ravello, ma più in generale tutta la Costiera Amalfitana, sono da secoli abituate ad accogliere potenti e poeti di tutto il mondo. Già, proprio così.

Ravello e la Costiera Amalfitana non hanno perso, nel grande fiume del tempo, un’oncia del fascino e della malia esercitata secoli fa su Imperatori Romani e gli Eghemon della Magna Grecia e adesso su Oligarchi e Sceicchi. Non c’è stato alcun potente, a nessuna latitudine del Mondo, che ha saputo resistere al fascino di Ravello e della Costiera Amalfitana.

Luoghi che hanno attirato altresì frotte di scrittori e scultori, musicisti e attori, pittori e cantanti, poeti e drammaturghi che, anche loro nel corso dei secoli, hanno cercato di rubare qualcosa a questi luoghi, una scintilla, un particolare da far diventare arte. Per anni hanno cercato di irretire e convincere il genius loci a favorire i loro lavori.

Ma torniamo ai Savoia, e a quel soggiorno in quel di Ravello.

Nell’incantevole cornice di Ravello, a Guerra ormai conclusa, fu anche sottoscritto e firmato l’atto che, formalmente, rendeva esecutivo l’operato di Umberto come Re d’Italia. L’atto fu firmato il 9 Maggio. Umberto fu Re dal 9 Maggio del 1946 al 13 Giugno dello stesso anno, quando fu deposto in seguito al referendum.

Da qui l’appellativo di “Re di Maggio”.  

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